The Zen Circus e il nuovo singolo Catene: audio e testo + video

Aggiornamento: pochi minuti dopo la pubblicazione di quest’articolo, è uscito il video ufficiale diretto da Zavvo Nicolosi per Ground’s Oranges.

In precedenza…

Gli Zen Circus sono tornati con il nuovo singolo battezzato Catene, pubblicato il 25 gennaio 2018, giorno dal quale viene anche trasmesso dalle emittenti radiofoniche nazionali.

Andrea Appino & soci, il prossimo 2 marzo pubblicheranno l’atteso decimo album in studio “Il fuoco in una stanza” (Woodworm Label / La Tempesta Dischi), che arriverà a ad un anno e mezzo di distanza dall’ultima fatica discografica “La terza guerra mondiale” (settembre 2016), che per la prima volta nella storia della band, riuscì ad entrare direttamente al 6°posto nella Classifica FIMI/Gfk dei dischi più venduti nella penisola.

Nel progetto del gruppo rock pisano, ci sarà anche questo significativo pezzo, che i loro supporters di certo apprezzeranno.

In attesa del video musicale, vi lascio all’audio della nuova canzone, che è possibile ascoltare su Spotify cliccando sulla cover in basso, dopo la quale accedete alle parole che la compongono.

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Testo Catene – The Zen Circus (Download)

Manca il lieto fine, non c’è una ragione
anche il mare aperto oggi sembra una prigione
al telefono qualcuno, mi chiede come stai
rispondo tutto bene anche se non so chi sei.

Non trovo gli accordi e neanche le parole
il tempo viaggia sempre e solo in una direzione
mentre in quella opposta trovi solo le macerie
i vecchi lo san bene, lì è meglio non andare.

Da quando è morta nonna, sembra una cattiveria
mio padre è rinato, ha la faccia più serena
forse la catena che li univa nel dolore
si è spezzata fra le onde… del loro temporale

Avrei voluto dirle, avrei voluto urlare
davanti a tutti quanti in quella stanza d’ospedale
che finalmente libera, poteva volare
ma mi sono addormentato coi postumi al funerale.

D’amore non si muore, muori senza dare amore
l’ho sempre ricevuto ma non so contraccambiare
mi dici ormai da tempo che ci devo lavorare
ma io più ci lavoro più tu cerchi di scappare.

Odiare se stessi, per le stesse ragioni
che portano i bambini ad odiare i genitori
che portano gli amanti a farsi del male
per poi dimenticarsene e ricominciare.

Mia madre ha fatto un sogno
dove questo signore le diceva di parlarmi… prima di morire
così oggi mi ha scritto anche se non ci credi ancora
tu sei stato il mio più bel regalo… di Natale.

Avrei voluti dirle, avrei voluto urlare
che l’ho sempre saputo e nonostante il dolore
anche quando tornava distrutta… da lavorare
anche quando ci urlavamo contro… tutto il male
se l’amore non so darlo, se non ne so parlare
dentro una chitarra…. l’ho provato a immaginare.


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